Trib. Agrigento, sent. 18 gennaio 2016, n. 80 – Giud. Moretti.

(artt. 428, 1425, cod. civ., art. 47, Legge 16 febbraio 1913, n. 89)

  • a cura della redazione redattore
Parole chiave: Contratti; vizi del contratto ; annullabilità; incapacità delle parti; incapacità di intendere e di volere ; lucido intervallo;

Abstract

Nelle ipotesi di annullabilità del contratto, premesso che gli elementi costitutivi della fattispecie del vizio del negozio rappresentato dalla incapacità naturale sono, da un lato, l’incapacità di intendere e di volere della parte al momento della stipula dell’atto - consistente non solo nella totale privazione delle facoltà intellettive e volitive ma anche nella mera menomazione delle stesse tali da impedire la formazione di una volontà cosciente – e, dall’altro, la malafede dell’altro contraente, nessun rilievo ai fini della prova del cd. “lucido intervallo” può accordarsi alla circostanza che il notaio rogante abbia provveduto a ricevere le volontà negoziali dell’attore. La legge notarile, infatti, impone ai notai esclusivamente l’obbligo di indagare la volontà delle parti, ma non anche di valutare la sussistenza della capacità di intendere e di volere delle stesse.

Pubblicato
2018-04-20
Sezione
Giurisprudenza di Diritto Civile e Processuale